Uno dei sogni che si fanno da piccoli è quello di diventare astronauti e fluttuare nello spazio. Alcuni, quando sono adulti, riescono a coronare quel desiderio, ma non è così facile come sembra. Infatti, sono necessarie diverse competenze e abilità fisiche. Una volta arrivati nella stazione spaziale è fondamentale continuare a mantenersi in forma perché la microgravità cambia alcune regole del gioco e la salute viene profondamente impattata.
Vediamo, quindi, come gli astronauti si prendono cura della propria salute nello spazio, ma anche una volta rientrati sulla terra.
In questo articolo parliamo di:
La preparazione prima del lancio
Le persone che desiderano diventare astronauti devono innanzitutto superare le selezioni dove vengono sottoposti a test fisici e psicoattutudinali. Inoltre, devono possedere specifici requisiti tecnico scientifici. Una volta passate le selezioni dovranno sviluppare equilibrio, coordinazione, resistenza, forza muscolare per poter partire in condizioni fisiche ottimali.
Questo perché “Lo spazio è di gran lunga l’ambiente più estremo che gli esseri umani abbiano mai affrontato, e semplicemente non ci siamo evoluti per gestire queste condizioni”, afferma il professor Damian Bailey, esperto di fisiologia umana all’Università del Galles del Sud.
La salute nello spazio durante la permanenza
Entrare nello spazio ed essere sottoposti alla microgravità, cambia il corpo umano: il cuore lavora con meno sforzo, così come i muscoli e le ossa con il rischio di atrofizzazione e demineralizzazione e quindi osteoporosi. In generale gli astronauti devono affrontare un invecchiamento accelerato.
Uno dei problemi più significativi che si crea in microgravità è lo spostamento dei fluidi corporei dalla parte inferiore del corpo al tronco e alla testa. Questo comporta possibile anemia, problemi agli occhi, alterazioni della pressione sanguigna e disfunzioni immunitarie. Proprio il sistema immunitario è oggetto di diversi studi: si è visto che si adatta rapidamente alla microgravità per poi tornare gradualmente a livelli normali. Ci sono stati diversi casi di astronauti che nello spazio hanno sofferto di rash cutanei e infezioni respiratorie . Probabilmente in condizioni di microgravità, i virus dormienti, come l’herpes simplex, la varicella e il citomegalovirus, si possono riattivare.
E’ possibile che all’inizio dell’adattamento allo spazio gli astronauti soffrano di nausea. Viene chiamata anche “mal di spazio” causato dall’impatto della microgravità sull’apparato vestibolare, deputato alla regolazione dell’equilibrio.
Infine, la salute degli astronauti nello spazio vede delle modifiche anche per quanto riguarda il microbioma intestinale e sui sensi, gusto e olfatto risultano affievoliti.
Allenamenti e alimentazione per mantenere la salute nello spazio
Durante la permanenza nella stazione spaziale, è fondamentale che gli astronauti si sottopongano ad esercizio fisico regolare per evitare di perdere la muscolatura. Sulla terra, anche il semplice atto di stare in piedi coinvolge molti muscoli per mantenere il corpo eretto. E questo non accade nella microgravità. L’allenamento quotidiano prevede due ore di esercizio tra tapis roulant, cyclette e pesi. Il macchinario utilizzato dagli astronauti per allenarsi è l’Ared,(Advanced Resistive Excercise Device) per fare squat ed esercizi per le spalle o per fare l’esercizio del rematore.
L’alimentazione è un altro punto cruciale per il mantenimento della salute nello spazio. Devono inoltre essere consumati determinati tipi di cibi, per contrastare gli effetti dell’ambiente spaziale. In generale gli astronauti possono quali cibi consumare purché i valori nutrizionali e le calorie rientrino nei parametri approvati, che sono di circa 2800 calorie al giorno.
Cosa comporta il rientro sulla terra
Quando gli astronauti rientrano sulla terra, devono recuperare tutta una serie di funzioni che sono state perse nello spazio nonostante gli allenamenti quotidiani. Si sottopongono ad intensi programmi di allenamento: per ricostruire la massa muscolare saranno necessari alcuni mesi, mentre per il recupero della massa ossea anche un paio di anni. Accade perché durante la permanenza nello spazio, che spesso è di 6 mesi, si possono perdere il 20% della massa muscolare, il 40% della forza. Inoltre, c’è una perdita media di oltre l’1% della massa ossea ogni mese.
Poi, durante la permanenza nello spazio colonna vertebrale si allunga con un aumento in altezza anche di 5-6 centimetri. Al ritorno sulla terra, tutto torna come prima, ma potrebbero presentarsi possibili dolori alla schiena e una maggiore probabilità di ernia al disco. Infine, l’esposizione alle radiazioni, che è una eventualità concreta nonostante le navicelle e la stazione spaziale siano schermate, danneggiano il DNA aumentando la probabilità di sviluppare il cancro nella propria vita.
Fonti:
ESA – La vita nello spazio
Zanichelli – Spazio e salute